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Affronta la depressione, non sei solo.

Può una persona che ha conosciuto Cristo vivere la depressione?

Può colui, o colei che ha sperimentato la Salvezza e la Grazia vivere in uno stato di abbandono e di depressione? Ebbene sì, può accadere ed è molto più frequente di quanto possiamo immaginare. Siamo soliti pensare che certe situazioni non possano e non debbano toccare chi ha già realizzato la presenza del Signore nella propria vita, forse perché convinti che, una volta sperimentata la Grazia, entriamo in una sorta di invincibilità, sia spirituale che materiale, che ci permette di vivere sempre sulla cresta dell’onda, sempre a pieno regime, correndo spediti, sia nella vita spirituale che materiale, ma la Bibbia non insegna questo.

Cosa dice la medicina a riguardo?

La depressione è un disturbo dell’umore persistente, caratterizzato da tristezza profonda, perdita di interesse per le attività quotidiane e una sensazione di vuoto o disperazione che influisce significativamente sulla vita di una persona. A differenza del normale calo di umore, la depressione è una patologia complessa che compromette funzioni fisiche, cognitive ed emotive e può manifestarsi anche con disturbi del sonno, dell’appetito e del livello di energia. È una patologia complessa che coinvolge diversi aspetti della persona: biologico, psicologico e sociale. Non si tratta semplicemente di “sentirsi tristi”, ma di una condizione che può avere cause profonde e multifattoriali. La depressione spesso si autoalimenta: i pensieri negativi portano a comportamenti di ritiro e inattività, che a loro volta rafforzano il senso di impotenza e disperazione. Questo circolo vizioso può essere interrotto con l’aiuto di professionisti (psicologi, psicoterapeuti, medici) e con il supporto di una rete sociale e spirituale. Le sue caratteristiche principali ci parlano di:

  • Manifestazioni emotive: umore depresso, irritabilità, mancanza di interesse e piacere (anedonia), sentimenti di inutilità, colpa e autosvalutazione, disperazione. 
  • Sintomi cognitivi: difficoltà di concentrazione, attenzione e memoria, pensieri negativi ricorrenti, e in casi gravi, pensieri suicidari. 
  • Sintomi fisici: stanchezza cronica, apatia, rallentamento psicomotorio, alterazioni del sonno (insonnia o ipersonnia) e dell’appetito (con conseguente aumento o perdita di peso). 
  • Impatto sulla vita: la depressione interferisce con le normali attività quotidiane, professionali e sociali, portando spesso all’isolamento. 

La differenza tra tristezza e depressione

Comprendo che certe affermazioni possano essere forti e che non si addicano a chi vive la Grazia, ma ci sono delle differenze che dovrebbero essere prese in considerazione, come quelle che ci sono tra depressione e tristezza comune. Ad esempio:

  • La tristezza legata a un lutto o a un evento traumatico è un sentimento normale e passeggero, legato all’evento stesso e che tende a diminuire con il tempo e il miglioramento delle circostanze. 
  • La depressione, invece, è una condizione clinica duratura, spesso resistente al semplice miglioramento delle condizioni esterne, e non è una debolezza di carattere. 

Riconoscere di avere bisogno di aiuto è un passo fondamentale. La depressione non è una colpa né una debolezza di fede, ma una condizione che può colpire chiunque. Oltre al sostegno spirituale, è importante non esitare a rivolgersi a uno specialista della salute mentale, che può offrire strumenti e strategie per affrontare e superare la malattia.

A questo punto però vorrei chiarire una cosa. Un credente che ha sperimentato la Grazia può essere triste in certi momenti della propria vita, perché la tristezza, che è un sentimento, ed è l’esatto opposto della felicità, può condizionare il nostro status, sia spirituale che morale. La felicità, come la tristezza, sono sentimenti legati fortemente alle circostanze in cui veniamo a trovarci, sia che siano buone o che siano brutte, la nostra reazione ad esse può alterare il nostro stato d’animo e addirittura il nostro approccio con la Grazia. Ma la Bibbia non insegna che il credente ha come frutto dello Spirito Santo la felicità, ma la gioia, che è tutta un’altra cosa. Mentre la felicità è strettamente legata alle circostanze, la gioia viene dalla conseguenza dell’incontro con Gesù e dal rapporto che si è creato con Lui attraverso la Grazia. Si può avere gioia anche nelle difficoltà più impervie, perché la gioia viene da un cuore cambiato e rigenerato che, anche se in difficoltà, anche se in circostanze difficili, sa di trovare la risoluzione e il conforto in Colui che può ancora fare al di là di ciò che riusciamo solo ad immaginare.

Ma allora perché parlare di depressione e non di semplice tristezza?

Come abbiamo già detto, la tristezza e un sentimento passeggero legato a momenti particolari della nostra esistenza, ma se questo sentimento perdura nel tempo, può trasformarsi irreparabilmente in uno stato di depressione, in quanto, continuando a cibarci di pensieri negativi come l’autosvalutazione, la disperazione, il senso di colpa, l’inutilità del nostro essere, portiamo il nostro corpo ad assimilare certi sentimenti, i quali si trasformano in atteggiamenti che influiscono sulle nostre capacità sia fisiche e di conseguenza anche cognitive. La stanchezza cronica, l’insonnia, che a sua volta alimenta la stanchezza, la perdita di appetito, che a sua volta alimenta disturbi ben più importanti, ci portano ad isolarci profondamente introducendoci sempre di più in una condizione di degrado psicologico. È un abisso che chiama un altro abisso, facendoci scivolare sempre più in basso fino a toccare il fondo. Se lasciamo che la tristezza di certi momenti perduri nella nostra vita, se lasciamo che certe conseguenze portino il nostro cuore a rimanere in quella condizione, corriamo un serio rischio di ammalarci di depressione e di non avere più le forze per riprendere il controllo della nostra vita, che nel frattempo scivola nel baratro senza freno.

Ma la Bibbia ci parla di depressione?

La Bibbia è un libro meraviglioso, perché non è un semplice libro, così come siamo abituati a definire tutto ciò che viene scritto su carta, essa è la Parola di Dio. Scruta i cuori, investiga, insegna, corregge, ma soprattutto edifica i cuori di chi si accosta ad Essa con fede, perché è l’unico libro che mentre lo si legge ti legge dentro e ti prepara per affrontare qualsiasi situazione in cui tu possa trovarti nella vita. Essa ha una prospettiva decisamente migliore su tutte quelle situazioni che si possono incontrare nella vita e quella prospettiva è quella di Dio, e la Sua prospettiva, è unicamente incentrata su di te, sul tuo benessere, spirituale prima di tutto, ma anche fisico, morale e materiale.

Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. 2° Timoteo 3:16-17 (NR06)

C’è un uomo, di cui viene narrato nella Bibbia, che forse più di tutti gli altri fa da esempio come uomo di Dio, servo fedele e profeta, nel suo caso, che ha vissuto momenti di depressione e non solo di tristezza per un evento drammatico: il suo nome è Elia.

Un uomo sicuramente usato da Dio in un periodo particolare per il popolo di Israele, un profeta tra quelli che hanno dato con incisività il loro contributo all’opera del Signore per il Suo popolo, ma un uomo che, all’apice forse del suo mandato e dopo una grande vittoria, cade in depressione.

Perché parliamo di depressione?

Nel testo di 1° Re 18:20-40 leggiamo che Elia si ritrovò ad affrontare i profeti di Baal in una sorta di “sfida” (passatemi il termine) per dimostrare che l’unico Dio vivente non era Baal ma il Dio di Israele. Il momento era solenne, tutti ascoltarono le sue parole di riprensione, tutti udirono la sua preghiera, tutti videro il fuoco scendere dal cielo e consumare l’olocausto, tutti proclamarono che il Dio di Israele era l’unico Dio vivente. Dopo queste cose ritornò la pioggia sul paese, ormai in siccità da tanto tempo e anche questo evento fu la conseguenza di una preghiera di Elia e il suo esaudimento da parte di Dio. Un uomo che, quando pregava, Dio lo ascoltava ed esaudiva, un uomo che conosceva la voce del suo Dio, che viveva intensamente il proprio rapporto con il suo Dio e che otteneva vittorie su vittorie per la gloria del suo Dio. Un uomo temuto, rispettato, onorato, ma che senza rendersene conto stava accumulando stanchezza su stanchezza.

Vi siete mai chiesti come abbia fatto Elia a sgozzare da solo tutti e quattrocentocinquanta profeti di Baal al torrente Chison? Provate ad immaginare la scena che, per quanto possa essere cruda, si è realizzata in quell’episodio. Ma credete davvero che i profeti di Baal siano andati in ordine, magari in fila indiana, fino al torrente, e poi una volta arrivati, magari abbiano aspettato in silenzio il proprio turno per essere sgozzati? Perdonatemi se affronto questa parte forse in modo crudo e disgustoso, ma credo che quella carneficina sia stata qualcosa di estremamente forte da realizzare; urla strazianti, tentativi di fuga da riprendere, bloccaggi da fare prima di sgozzare, sangue ovunque, energia spesa e consumata dall’evento. Credo che tutto abbia inficiato su Elia in modo permanente, che nonostante sia stato un momento di vittoria e di soddisfazione, il suo fisico e il suo stato psicologico sia stato messo a durissima prova. Ma la vittoria fu grande e il seguito ancora di più. Ma poi?

Nel capitolo 19 la Bibbia ci descrive un altro Elia. Timoroso, impaurito, stanco, senza voglia di mangiare, con pensieri negativi fino a desiderare di morire, fino a chiedere a Dio di farlo morire, che non è un pensiero suicida, ma una richiesta dettata dallo sconforto, dalla depressione improvvisa, dalla stanchezza, dalla autosvalutazione, dal senso di colpa, dall’inutilità circostanziale. Eppure, fino a qualche giorno prima non era così, dove era finito il profeta che pregava e scendeva il fuoco dal cielo? Dove era finito l’uomo di Dio che pregava e faceva cadere la pioggia dopo una grande siccità? Era lì, sotto una ginestra a chiedere al suo Dio, lo stesso Dio delle sue vittorie, di morire. Digiuno, senza forze, senza interesse e piacere per le cose, in ipersonnia, pieno di pensieri negativi, stava mostrando tutti i sintomi della depressione che abbiamo citato all’inizio di questo articolo e che non sono definiti da me, ma definiti dalla medicina, da chi, in modo professionale si occupa di questi problemi di salute ogni giorno. Elia era depresso.

Ma Dio può liberarti dalla depressione?

Leggendo il testo di 1° Re 19 notiamo che la prima cosa che Dio fa per Elia sotto la ginestra è di ripristinare il suo stato fisico, dandogli da mangiare e da bere. Potremmo dare a questo gesto un significato spirituale, ma mi piace pensare che Dio abbia una conoscenza maggiore su certe malattie e che sappia bene quali sono i passaggi curativi da intraprendere. Molti danno a questa focaccia e a questa brocca d’acqua il significato della Parola e della Grazia, ma in realtà era solo pane e acqua portata da un angelo che serviva a rifocillare Elia, infatti, quest’ultimo si riaddormenta di nuovo, in quanto quella sua condizione di depressione non era ancora cambiata.

L’angelo tornò una seconda volta, ma questa volta la cosa fu diversa; se notiamo bene, il testo ci evidenzia che questa volta a toccare Elia è l’Angelo del Signore, e per chi legge e medita attentamente la Bibbia, sa perfettamente che ogni volta che in Essa viene menzionato l’Angelo del Signore nell’antico testamento, si sta parlando di Gesù in persona. Il tocco fu diverso, il cibo fu lo stesso, ma la conseguenza di quel gesto produsse in Elia la forza di camminare nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti fino ad Oreb, il monte di Dio. Solo Gesù può darti la forza di affrontare il processo di guarigione dalla depressione, il suo tocco è diverso, il suo cibo, questa volta anche spirituale, produce in te la forza di resistere nelle difficoltà e da costanza per realizzare interamente la guarigione completa e duratura dalla depressione.

Le giustificazioni contano?

Dopo aver camminato Elia si rifugiò in una spelonca e qui arrivò la Parola del Dio vivente che lo aveva esaudito fino a qualche settimana prima. Che fai qui, Elia? Quasi a dire, cosa stai facendo qui? Cosa è successo alla tua vita per farti arrivare fino a qui, lontano dal posto dove ti avevo messo per servirmi? Si, perché Elia aveva una missione, uno scopo, Dio aveva un piano ben definito per lui e nonostante quelle minacce di morte da parte di Izebel, quel piano sussisteva ancora e non sarebbe stato cambiato da esse. Anche se ti ritrovi nella condizione di Elia, depresso, demotivato, timoroso, sconfitto, Dio ha ancora un piano ben definito per te, che non cambierà assolutamente, potresti rallentarlo con la tua condizione, ma di certo esso non può essere fermato. Egli ha già la risoluzione pronta e anche se non te ne sei accorto sta già lavorando per te e per il tuo glorioso futuro con Lui.

Dio non ti obbliga a fare la Sua volontà, Egli ti chiede di fidarti di Lui e di ciò che può fare della tua vita. Aspetta che tu dia il tuo consenso, che tu dica la tua, che ti disponga, dicendo: “Manda me”. Egli non dice: “Vai”. Ma chiede: “Chi andrà per Noi, chi Manderò? Le nostre giustificazioni sono legittime, dettate spesso dalla nostra condizione, dal nostro stato d’animo, dal nostro limitato e orizzontale punto di vista, ma Dio vede oltre, Egli ha una visione a trecentosessanta gradi della nostra intera esistenza e di sicuro conosce più di noi come poter risolvere ogni circostanza avversa che ci potrebbe capitare nel cammino della nostra vita.

Elia si giustifica legittimamente, secondo il suo punto di vista aveva ragione, era rimasto solo, ma fatemi dire una cosa, io non ho trovato nella lettura che Izebel o Acab suo marito, avessero ucciso tutti i profeti del Signore, né che nel momento della discesa del fuoco dal cielo nessuno abbia riconosciuto che Dio, no Baal, era l’unico Dio. Ma, allora come fa Elia a dire che era rimasto da solo? Da dove prende queste informazioni sulle quali basa la sua giustificazione davanti a Dio?

Sei confuso?

La depressione può alterare la percezione della realtà, portandoci a interpretare in modo negativo anche gesti di affetto o incoraggiamento. È importante riconoscere questi meccanismi e aprirsi all’aiuto degli altri. Quante volte ti è capitato di ricevere un messaggio di incoraggiamento, ma lo hai interpretato come un affronto, come un’offesa e magari hai anche risposto in modo inadeguato, pensando alla mala fede di chi invece, cercava solo di aiutarti. Tutto questo accade perché non accettiamo di aver bisogno di aiuto, credendo che quello che viviamo, sia solo una cosa che riguarda noi e nessun altro. È un atteggiamento tipico di chi si trova in questa condizione, non ammettere di aver bisogno di aiuto, è una chiusura totale alle persone che ci circondano, perché conta solo il nostro punto di vista, che è rigorosamente autosvalutativo, apatico, e che ci porta all’isolamento assoluto.

Dio porta Elia ad un passo successivo. Gli chiede di uscire dalla spelonca, di uscire allo scoperto, di uscire da quel guscio protettivo che inutilmente si era creato. Lì, davanti al Signore Elia scoprì qualcosa che non aveva mai considerato; Dio non era nel terremoto, Dio non era nel vento impetuoso che spezzava le rocce, Dio non era neanche nel fuoco, in quel fuoco forse che Elia aveva visto scendere dal cielo poche settimane prima. Dio opera in modi inimmaginabili. Forse ti aspetti che nella tua condizione Dio intervenga con pugno duro, che stravolga le cose senza badare a spese, magari spezzando anche le rocce che ti circondano in quel momento, schiantando i monti che ti sono attorno, ma Dio non opera così. Egli non distrugge ciò che ti circonda per dimostrarti quanto è potente a liberarti, Egli usa la tua condizione per liberarti, ma anche per dare a ciò che ti circonda, a chi ti circonda, un motivo per glorificarlo. Egli, come un vento leggero, aggiusta ciò che è in te e ciò che ti circonda, spostando tutto quello che è superfluo nella tua vita, togliendo la polvere che hai lasciato in giro, mettendo a nudo tutto quello che di bello ti circonda, perché il luogo dove Elia si trovava in quel momento era un luogo bellissimo e non solo perché la posizione geografica lo conferma ma perché era dove si trovava Dio. È alla Sua presenza che le cose cambiano veramente, è alla Sua presenza che puoi riconoscere chi veramente hai davanti, è solo lì, davanti a Lui che puoi trovare la risoluzione alla tua depressione.

Elia ribadisce ancora una volta davanti a Dio che i suoi sentimenti sono giustificabili e che la sua condizione è quasi legittima, ma questa volta, dopo aver visto Dio, dopo aver capito chi era Dio veramente e cosa poteva fare della sua vita, Elia si arrende e alla domanda: Che fai qui, Elia? Risponde nello stesso modo di prima, usa le stesse parole, ma, perdonatemi se aggiungo una mia considerazione, credo che in questa seconda risposta il tono sia cambiato. Lo so perfettamente che dalle scritture non si evince un cambio di tono, le parole sono le stesse della prima risposta, ma per esperienza personale e diretta sono sicuro che il tono non sia stato più di rabbia, delusione, di disperazione ma di abbandono, di arresa incondizionata, di presa di consapevolezza della propria condizione, fu come una richiesta di aiuto ad affrontare piuttosto che una richiesta di morire.

Hai mai chiesto aiuto?

Chiedere aiuto in certe condizioni è fondamentale. Chi vi scrive non ama farlo, ma riconosco che se non lo avessi fatto quando ne avevo bisogno, oggi non potrei stare qui a scriverti. È il secondo passo per uscire dalla depressione. Riconoscere di aver bisogno di aiuto e chiederlo, spesso sono divisi da un mare immenso di dubbi. Paura del giudizio altrui, timore di essere scoperti come deboli, autodifesa del proprio status sociale di rilevanza, possono essere quel mare che ti impedisce di esporti, di uscire da quella spelonca, di alzarti da sotto quella ginestra, che ti impediscono di camminare, se pur a testa bassa nel deserto per arrivare al monte dove Dio ti sta aspettando, per ricordarti ancora che il tuo posto non è lì, ma dove Lui ti aveva posto e dove sta aspettando che tu continui a servirlo fedelmente.

Elia parte, rifà la stessa strada come Dio gli aveva comandato, la stessa, identica. La stessa dove aveva provato rabbia, la stessa dove aveva provato vergogna, la stessa dove aveva desiderato di morire, dove si era sentito inutile, dove aveva avuto paura; il cammino è lo stesso, la distanza è la stessa, la durata è la stessa, ma con una promessa da realizzare; c’è ancora qualcosa da fare per Dio, ci sono altri che aspettano che tu rientri in careggiata, ci sono ancora miracoli che devi vedere nella tua vita, persone che devi incontrare per raccontare le grandi cose che Dio ha fatto, fa e farà ancora nella tua vita e nella loro. La tua ex depressione può diventare il motivo di glorificare Dio dovunque tu vada, può diventare uno strumento di cui Dio può servirsi per alimentare la fede in altri. Magari c’è un Eliseo lì fuori che un giorno potrà chiedere a Dio di ricevere la doppia parte del tuo Spirito Santo, per poter servire il Signore proprio come te e anche di più.

Conclusione

Izebel non può fermare l’opera che Cristo ha iniziato nella tua vita, la depressione può essere un ostacolo doloroso e difficile da superare, ma non è una condanna definitiva. Se confidi in Dio vedrai che durerà meno di quanto credi, perché quella non è la condizione in cui Dio vuole tu stia. Anche chi ha sperimentato la Grazia e la presenza di Dio può attraversare momenti di profonda sofferenza, come ci insegna la storia di Elia. Tuttavia, la fede offre una prospettiva di riscatto e di rinascita: Dio non abbandona mai i Suoi figli, anche quando tutto sembra perduto. Sei stato liberato dal peccato, sei stato salvato per uno scopo, il Suo proposito per te è più di quello che immagini. Mio caro Elia, che fai qui? In questa condizione? Ritorna al tuo posto, dove Dio ti ha messo e continua a servirlo fedelmente come hai fatto fino a poco tempo fa, c’è ancora così tanta strada da percorrere insieme al tuo Signore, tanti miracoli, tante benedizioni da ricevere. Non lasciare che la paura, il senso di colpa o il timore del giudizio ti impediscano di chiedere aiuto. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte, ricorda che non sei solo. La depressione può colpire chiunque e chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma di coraggio e consapevolezza. Dio ti ama e desidera il tuo benessere: non esitare a chiedere aiuto, perché la tua vita ha valore e c’è speranza per tuo il futuro.

Dio ti benedica!

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